Cos’è la felicità?

Quando ho scritto il mio primo romanzo, la seconda cosa che ho fatto, dopo aver spento il computer, è stata cercare uno pseudonimo (scegliendo un cognome dall’elenco telefonico – che tempi antichi – e abbinandoci un nome), tra l’altro orribile, ma che allora mi sembrava mostruosamente figo… Poi ho pensato che vivo in una città stupenda e adorabile – che mai cambierei – ma piccina. Puoi farlo in una grande città il gioco di camuffarti, di inventarti un’altra identità, più divertente. Ma che senso avrebbe avuto? La verità era che avevo una paura matta. Poi è prevalsa l’incoscienza. Non è stato coraggio, tantomeno consapevolezza. È che tu lanci i dadi e poi le cose rotolano un po’come vogliono e alla fine ti trascinano e sì, io che non sono esattamente un tipo da presentazioni, ho seguito le onde della corrente che il tridente della mia iperattività aveva agitato.
Lontano da te è uscito da pochissimo, ma viaggia in quella corrente. A volte mi sembra di essermi persa, altre invece approdo in situazioni che mi ripagano di tutto il tempo trascorso a remare (e finisco con il ringraziare proprio quelle divagazioni che mi portano dove mai avrei creduto).
La presentazione alla biblioteca di Vadena è stata uno di quei momenti.
Pubblico caloroso, che si è appassionato insieme a me alla storia di Lizzie Siddal e Dante Gabriel Rossetti.

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Dante Gabriel Rossetti nella serie Desperate Romantics

Sì, perché ogni volta che ne inizio a parlare, mi infervoro come se loro fossero lì e io li avessi in qualche modo seguiti, conosciuti. Amati. Isabella Repole, Massimo Arduino sono state le voci splendide! Daniel Faranna l’esecutore della musica al contrabbasso (la stessa che mi ha ispirato moltissime pagine – è anche nel booktrailer).
Sono piovute domande e le leggevo sui visi che avevo di fronte le emozioni, le stesse che ho provato io mentre scrivevo dei personaggi del b&b di Clelia, dei loro segreti, dei loro pasticci.
Ciascuno alla ricerca della propria felicità.
Musica, sorrisi. E alla fine una domanda, posta da una persona che ho avuto la fortuna e il piacere di incontrare e in cui mi sono riconosciuta (lo stesso è stato per lei…incredibile quanti interessi in comune, quanti segmenti di vita simili!): cos’è per te la felicità?

Se dovessi dirla come Michele Mari, ogni storia parla dei sogni, degli incubi, ma soprattutto delle ossessioni del proprio autore.
Nel mio piccolo io sono un coacervo di ossessioni (sarò un’autrice prolifica?!). Ma la più costante è senz’alcun dubbio l’emozione ambigua che provo quando il mio pensiero sfiora la consapevolezza dello scorrere del tempo. Ho le mie paure, certo, simili a quelle di tutti: della malattia, di sopravvivere alle persone che amo.sorelle.png
Ma quella del tempo che passa e si porta via brandelli, il tentativo di ricomporre tutto attraverso le pagine di un libro e i battiti di una storia per fissarli per sempre, be’, hanno segnato ogni mio romanzo, in tutte le deviazioni dal fantasy allo storico al contemporary romance. È ciò che, paradossalmente, dà continuità alla mia scrittura. Ho sempre amato le narrazioni circolari, l’intersecarsi dei piani temporali.
La mia ricerca della felicità credo parta da questo: accettare che il tempo scorra e che gli eventi diventino ricordi. E l’attribuire ad essi il giusto valore, vivendo il presente per quello che è, puro, perché non sia inquinato dalle ombre o dalle luci di quello che è stato, libero, anche di dimenticare o semplicemente di lasciare andare.
Facile a dirsi, no? Come per tutte le cose che sappiamo ci potrebbero rendere felici. Esserne consapevoli ci porta già a metà dell’opera? Non ne sono tanto sicura, ma proviamoci.
Intanto i protagonisti di Lontano da te sono alle prese con il loro passato e molti, molti scheletri nell’armadio.
C’entra sempre un quadro, l’Ofelia di Millais. (“Io questo quadro non lo conoscevo”, e quanto era perfetta la sua vita prima di dover fare i conti con quella cosa, sospirò Stefano.)18176157_10212506234873328_786965258_o.png

Se riesco a vincere la mia paura e a non lasciarmi a inghiottire dalla corrente, lo devo a chi legge i miei libri e mi lascia i suoi pensieri. Non sono i commenti a cinque stelle di Amazon, le fascette di richiamo o le recensioni che strillano dai giornali patinati, ma pensieri quasi sussurrati, finiti in un messaggio. Per me valgono moltissimo.

«A volte leggendo le tue parole, si rimane senza fiato. Si avverte una specie di affanno perché spesso chi ti sta leggendo è quasi costretto a rimembrare di sé…a guardarsi di nascosto…per la paura di scoprirsi inadeguato

«Iniziato sabato e finito oggi! Avvincente, coinvolgente, pieno di suspense. Non vedevo l’ora di sapere cosa succedeva nell’altro capitolo

«Tutti i personaggi, chi con parole chi con gesti, sono riusciti a trasmettere una sensibilità profonda

«Lontano da te mi ha preso molto, perché mi sono sentito coinvolto in esso, nella parte di fare i conti con un certo passato

Spero che questa storia continui a parlare e che Ophelia non smetta per un po’ di riflettere chi la sta osservando, ricordandogli quello che è stato, per intrappolarlo nella superficie immota di un lago mentre l’anima vola via, libera da ogni catena.

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Il linguaggio dei fiori e il giardino segreto di Clelia

Questa mattinata è trascorsa in un luogo-non luogo magico: i Giardini Trauttmansdorff, cuore pulsante della mia città, una delle sue molte anime. Non tanto perché residenza della principessa Sissi – figura che non amo

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Giardini Trauttmansdorff, Merano

particolarmente – ma per i loro dodici ettari di piante e fiori, di paesaggi che mozzano il fiato. È il respiro di madre Terra, una Natura forse già troppo addomesticata e troppo poco selvaggia, ma che riposa i sensi, saziandoli di colori e profumi che ti costringono a guardarla con la malizia e l’arroganza di una donna consapevole della propria bellezza.

 

Passeggiando al fianco della signora Karin, una delle tante, rassicuranti e preparatissime guide del Parco (molte sono ex-insegnanti con una passione viscerale per i Giardini che hanno visto nascere, nel 1988, quando erano soltanto poco più che un’idea), ho imparato qualcosa di più riguardo a un mondo affascinante.

Parte di questa magia, e del suo fascino subìto, ho voluto infonderla in Lontano da te.
Il giardino di Clelia, il suo antico casolare sospeso tra il verde e i cieli della Toscana, è il luogo-non luogo in cui si incontrano i suoi personaggi alla deriva, ciascuno con la propria storia, intento a fare i conti con il suo fardello di fantasmi, di segreti e rimpianti. Ciascuno schiavo delle proprie arroganti invidie, di incrollabili antipatie. Per scoprire alla fine che il nemico più insidioso e tenace siamo forse proprio noi stessi.17820243_10212295467364272_1680522145_o

Ma i fiori, con la loro saggezza e capacità di consolare, con il loro sapere già tutto e la loro indifferenza per il mondo degli uomini (perchè il potere magico della bellezza è un po’questo- bastare a se stessa), sono lì a ricordarci che il mondo è bellissimo ed è tutto più semplice di quanto crediamo, quando cominciamo a spogliarci del superfluo e camminiamo a piedi nudi sull’erba. Basta dimenticare il resto e riempirsi di silenzio. Basta perdersi in un presente da cui ricominciare, ogni giorno, liberandoci di qualsiasi schiavitù.
È la ricerca della felicità: la lotta più eroica, quella quotidiana battaglia che ci chiede di non restare mai uguali e di aprire le braccia accogliendoci senza paure.
Perchè sì, Lontano da te racconta di personaggi alle prese con terribili segreti e di due sorelle che non riescono più a parlarsi dalla notte che le ha cambiate per sempre. Ma anche di un luogo sospeso, come i ricordi chiusi nel cuore, a cui far ritorno per perdersi nell’abbraccio della Terra.
È una storia che parla di affetti, di rimpianti, e del coraggio di essere disperatamente, follemente felici.

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Fotografia di Maja Topcagic

E poi…

habemus booktrailer!!! Un grazie infinite agli Opas Diandl  per aver voluto prestare la loro splendida canzone, quella da cui tutto è partito…in un giardino di peonie.

Nel linguaggio segreto dei fiori, mi ha spiegato Karin, la peonia prende il suo nome e il suo potere dal mitico Peone, medico degli dei. Cara ad Apollo, le sue radici venivano utilizzate per combattere svariate malattie.
Nel casolare di Clelia, nel rosseggiare estivo del tramonto, sono un’efficace cura ai dolori dell’anima.

Ormai Clelia aveva imparato a riconoscere in quell’uomo, a volte malinconico, un animo stravagante, ma dolce e attento. Come il tronco di un vecchio ulivo, indurito dal trascorrere del tempo, si doveva arrivare al cuore per riconoscerne lo spirito.
Bianca. Il vecchio. Era felice di avere compagnia. Insoliti, forse. Anime che non riusciva a penetrare fino in fondo, nonostante intuisse che qualcosa di grande e di importante le aveva condotte lì. Al Bed and Breakfast Peonia. Clelia si ritrovò a pensare che così va la vita. Onde di risacca che ci riportano, dopo viaggi tortuosi, alla spiaggia cui apparteniamo. E sono a volte pericoli simili, le stesse bufere, a farci approdare. Ma non da soli.
Dondolò il mento soddisfatta. Le piaceva l’immagine. Avrebbe dovuto ricordarla bene per raccontarla al vecchio. Si sforzò di imprimerla nella mente e rientrò in cucina. Inspirò il profumo di menta e rosmarino. Qualsiasi tempesta avesse condotto i suoi ospiti su quelle colline di vento e di ulivi, sarebbe stata dimenticata presto, pensò spalancando le imposte. Laggiù, macchie di lavanda salutavano il sole al tramonto arrossendo un po’.

Buona visione!
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