Preraffaelliti: i ribelli vittoriani che ora ascolterebbero i Cure

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Ophelia, J.E.. Millais. 1851-1852. Olio su tela. 76,2 x 111,8, Londra, Tate. Per rappresentare fedelmente l’effetto dell’acqua sul vestito, Millais immerse la sua modella, Elizabeth Siddal, in una vasca da bagno riscaldata soltanto dalle candele. Durante una seduta si spensero, ma Lizzie continuò a posare. La polmonite causata dal raffreddamento minerà per sempre la sua salute.
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Desperate Romantics, BBC TWO

Adoravano Edgar Allan Poe e citavano Baudelaire, potrebbero essere considerati i precursori del New Gothic e, “se fossero ancora vivi oggi, forse leggerebbero Anne Rice“. In arti contemporanee, come la fotografia e il cinema, riecheggiano in continuazione la loro iconografia, i volti superbi delle loro modelle dalla pelle lunare e i capelli rossi, lunghissimi.

Citazioni più dirette si trovano in Dracula di Bram Stoker, di Francis Ford Coppola (1992) – i costumi del film sono disegnati da Eiko Ishioka che ha dichiarato di essersi ispirato ai quadri di Rossetti, oltre che al Simbolismo di Klimt – ma anche registi visionari come Tim Burton

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Bram Stoker’s Dracula

devono molto all’estetica preraffaellita. É facile ad esempio ritrovare nel suo La sposa cadavere (2005) più di un indizio che riconduca alla storia d’amore tra Dante Gabriel Rossetti ed Elizabeth Siddal, famosa per aver posato come Ophelia per un altro amico della Confraternita, Millais.

Eppure, i Preraffaelliti, così proiettati nella moda e nel costume del nostro tempo, si consideravano con fierezza artisti retrò, che rivolgevano lo sguardo alla pittura prima che i suoi canoni venissero trasformati dal genio di Raffaello.

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Lily Cole by Sophie Delaporte, Vogue Japan

Ribelli vittoriani, precursori di una vita bohémien, hanno tra i diciannove e i ventitré anni e le idee chiare: salvare l’arte inglese dalla gabbia imposta dalle norme severe della Royal Academy, con la sua esaltazione della pittura rinascimentale italiana.
E hanno un preciso riferimento: il ritorno alla purezza e all’essenzialità dell’arte medievale, voltando le spalle alle convenzioni dell’Accademia, definite con disprezzo slosh (sciatte).

Ma è proprio nei locali della Royal Academy che nasce il legame che li porterà a fondare la Confraternita: Millais – un talento precoce, che aveva iniziato a frequentare l’Accademia a 11 anni, e forse il più dotato dei tre – Hunt – per cui l’arte è una predisposizione naturale che lo porterà a lottare contro le obiezioni della famiglia e a dedicarle ogni istante sottratto con fatica al lavoro da impiegato – e Rossetti – il più carismatico, seppur forse meno talentuoso – che deve il suo nome al padre, esperto di studi danteschi e di lontane origini italiane.
Il sodalizio li porterà a sfidare la critica, superando scandali (il mancato rispetto della prospettiva classica rappresentava per molti un aperto attacco ai principi dell’arte) e raccogliendo seguaci, senza smettere di coinvolgere il pubblico in un equilibrio instabile di repulsione e attrazione.

E come è giusto che sia nella più coerente tradizione rockettara che si rispetti, furono le loro donne, muse strappate alle notti di Londra o alla noia di una vita da sarta o modista, a ravvivare con capricci e qualche tafferuglio la scalata del gruppo.
Donne come la bellissima Elizabeth Siddal (1828-1862), che imparerà da Rossetti, per il quale posa, non soltanto a intessere le note di una passione pericolosa, tormentata dalla gelosia che li segnerà entrambi, ma anche la via liberatoria dell’arte. Lei stessa sarà fine poetessa e pittrice acerba. L’unica copia delle poesie che Gabriel le dedicò fu seppellita con lei, quando morì suicida, giovanissima ma con alle spalle già un’intera esistenza lacerata dall’amore disperato per Rossetti – il pittore-poeta che infine la sposerà – dalla dipendenza dal laudano e dalla depressione che la spezzerà dopo la perdita della figlia nata morta.

Rossetti, invitato qualche anno dopo dal suo agente (ah desperate romanticl’Amore, ch’a nullo amato amar perdona! E quanti dolori quando entra in collisione con la Musa dell’Arte e la vanagloria…) non esiterà a rimettere mano al manoscritto, facendo riaprire la tomba della moglie in una cupa notte del 1869 e riacciuffandolo proprio tra quei capelli rossi e lunghissimi che lo avevano ispirato.

É Elizabeth Siddal, con la sua Ophelia bellissima e straziante, a reggere le fila del mio nuovo romanzo unendo esistenze ed epoche diverse. Da una delle sue poesie più toccanti prende il titolo la mia storia.

73d856bf409b05a6c6950498bd52c9b7For I am but a startled thing        

Nor can I ever be

Aught save a bird whose broken wing

Must fly away from thee.

Poiché non sono che una creatura atterrita

né altro mai sarò

che un uccello, la cui ala spezzata

deve volare lontano da te.

Già, perché si parla di Arte, di tradimenti e di amori molto, molto difficili.

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Ci siamo!

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Foto di Katerina Plotnikova

A tre anni di distanza dall’uscita di La Medusa e dopo le incursioni nel futuro dispotico e post-apocalittico di Scenderà un’altra Notte, torno a uno degli elementi che amo di più, ma con alcune novità che mi fanno trattenere il fiato dall’emozione.

C’entra di nuovo un quadro – questa volta sono la bellissima Ophelia di J. E. Millais e la banda di folli bohémien di Rossetti, con le loro modelle un po’ dark ladies e un po’ donne angelicate, un po’ groupies  e artiste ribelli quanto muse – e c’è di nuovo il mare, un mare dagli abissi profondi e oscuri come il passato da cui i personaggi di questa storia cercano di salvarsi, inciampando in avventure e incontri che prendono i colori brillanti dei preraffaelliti e che li porteranno a lottare, dubitare, distruggere ogni certezza e poi… e poi approdare dove le onde di risacca avranno deciso per loro.

Il libro uscirà per Arkadia Editore ed è in stampa. Dita incrociate, sarà in libreria per la fine di marzo! Avrà la bellissima copertina firmata da una fotografa meravigliosa: Katerina Plotnikova. Trovo sia perfetta per i toni di questo romanzo, che è ambientato in una realtà per me un po’ insolita – già, l’elemento fantastico, questa volta, è davvero ridotto al minimo – ma che non poteva non trattenere un alone di magia, i confini indeterminati delle fiabe, di cui in fondo si colora ogni vita quando lascia spazio al destino e ai suoi giochi.

La colonna sonora è all’altezza delle immagini di Katerina. Spero di riuscire a pubblicare presto il booktrailer perché ho avuto l’onore di poter regalare a questa storia le note di un gruppo spettacolare. La stessa canzone da cui in fondo è partito tutto. Credo di conoscerla ormai meglio del gruppo, perché l’ho ascoltata così tante volte asavanah jane ciclo continuo che neppure loro in tutti i concerti!

E c’è l’ansia, sì. L’emozione che accompagna la fine di un percorso che in realtà è un inizio. Buona fortuna, Sofia. Buona fortuna, Bianca.

Presto racconterò qualcosa di più su di voi e su cosa c’entri in tutto questo Ophelia!