Benvenuti

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Benvenuti nel mio blog!

Non sono molto brava con le presentazioni, ma l’occasione è di quelle che richiedono tutto l’impegno e il cuore.

Amailija è il mio primo romanzo. L’ho cullato e coccolato, a volte protetto, come un bimbo e ora credo che il “signorino” possa andarsene un po’ a zonzo da solo.

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Un quadro rubato, la causa contro un prestigioso museo, nazisti in fuga e mercanti d’arte

Non è la trama di Woman in Gold, film del 2015 con la strepitosa Helen Mirren, ma la storia del più famoso ritratto di Wally Neuzil.

Bildnis Wally Neuzil (1912), oltre a essere una delle sue rappresentazioni più note e amate , è anche uno dei pochi busti cui Egon si dedicò. Fa parte di un doppio ritratto che trova il suo pendant inE3 Selbstnis mit Lampionfruechten, in cui Egon ritrae se stesso. I due quadri sono attualmente esposti al Leopold Museum, sulla stessa parete, a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro.

Singolare è la storia del ritratto di Wally, proprietà di Lea Bondi, una mercante d’arte ebrea che nel 1939 fuggì a Londra, città nella quale morì nel 1969.

Negli anni Novanta il dipinto divenne fulcro di un contenzioso giuridico, dopo essere stato ricevuto in prestito dal MoMa di New York per una mostra su Egon Schiele. La legge americana intentò infatti una causa contro il Leopold Museum, da cui il quadro proveniva, e accusò il museo di essersi impossessato dell’opera trafugata dal nazista Friedrich Welz.

La diatriba trovò risoluzione nel 2010 con il risarcimento degli eredi da parte del museo viennese e la restituzione del dipinto attualmente conservato nelle sue sale.

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Le ragazze con le calze grigie racconta anche la sua storia.

Il booktrailer!

Oggi è IL giorno!

Le ragazze con le calze grigie, già in prevendita negli store online, da oggi è anche in libreria. Per festeggiare, abbiamo finalmente un booktrailer nuovo nuovo. Abbiamo scelto una canzone che sarebbe piaciuta a Egon, parla di un sognatore…

Been thinking how to escape?
This strait-jacket of constraint
Been thinking what can be wrong?
With feelings that long to belong

Stargazing me
In an upside down sea

So weary this strait-jacket dreamer
So resigned to continue to suffer
But you’ve learnt that as you grow weaker
There’s less hurt because there’s much less to hurt

Stargazing me
In a tumbling sea
Up in the galaxy
Staring down on me

Stargazer reach out to touch
With your mind that frees you so much
Stargazer kissing your kismet
With bright jewel encrusted scars

Stargazing me
In tranquillity
Up in the galaxy
Staring down on me

 

L’avete riconosciuta?

Per dare un’occhiata al booktrailer, cliccatte qui!

Buona visione… e buon ascolto!

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Wally, Edith… che pasticcio, Herr Schiele!

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Wally aveva sedici anni quando conobbe Egon Schiele. La storia precedente a questo incontro è in gran parte sconosciuta. Secondo alcune fonti Walburga Neuzil aveva lavorato come modella per Klimt, sostituendo Mizzie, la musa del Maestro allora incinta del loro bambino e allontanata di gran fretta. Per altri, invece, era una ragazza appena arrivata nella grande Vienna da un paese poco distante, insieme a madre, tre sorelle e una nonna brontolona e ingombrante. Una famiglia di donne in cerca di riscatto e che si resero presto conto che Vienna regalava pochi sogni.

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Wally Neuzil

Fu modella, musa, consigliere di Egon, accanto a lui nei momenti bui dell’accusa di stupro e del carcere.

Edith, invece, veniva dalla borghesia agiata. Era colta, riservata. Non piacque subito a Egon 

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“Care signorine Ed & Ad. o Ad & Ed…”

che, ancora confuso, molto diplomaticamente indirizza il primo invito (consegnato da Wally!) a entrambe

le sorelle Harms, Edith e Adele, non sapendo bene quale delle due

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Edith Harms

menzionare per prima.

 

A guardarle ritratte da Schiele, appaiono una l’opposto dell’altra: tanto maliziosa e spregiudicata Wally, quanto goffa e impacciata Edith.

Ma sono soltanto il riflesso dello sguardo del pittore. Nelle fotografie che le ritraggono, è Wally, il naso sgraziato e lo sguardo delicato, a esprimere  una pudica ritrosia, una timidezza che Egon non le riconosce. Edith invece si porta la sigaretta alla bocca, guarda dritto verso la macchina fotografia.

Fu lei a chiedere a Egon di rinunciare alla sua storia con Wally.

Fu Wally a decidere cosa fare della proposta segreta di lui: vedersi, due settimane all’anno, due settimane soltanto, ogni estate, nei luoghi che erano stati loro, lasciando tutto il resto del mondo fuori.

Edith compresa.

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Quello che accadde, è storia… La storia di due donne unite e divise dalla passione per lo stesso uomo.

Due donne forse ingannate, intelligenti, terribilmente sole. Due donne ritratte con le calze grigie come veli di fuliggine e di cattivi pensieri.

Il ritratto di un bambino mai nato, l’atelier del pittore che fece tremare Vienna e una nuova storia da raccontare

La prima volta che ho visitato Vienna, mi sono fermata a lungo davanti a un quadro, a cui in seguito avrei pensato moltissime volte.

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Il dipinto si trova alla Galleria Belvedere e si intitola La famiglia. È l’ultima opera di Egon Schiele, che lo concluse pochi giorni prima di morire, il 31 ottobre 1918. Una piramide di corpi nudi, che culmina nel ritratto di se stesso. Ai suoi piedi una donna, tra le cui gambe è accovacciato un neonato. Soltanto Egon rivolge lo sguardo allo spettatore, avvicinando una mano al petto quasi a chiedergli di ascoltare la sua storia. La donna è Edith Harms, la giovane moglie che, nella stanza accanto, lotta tra la vita e la morte e che porta in grembo il figlio che non nascerà mai.

Mi ha sempre molto impressionato pensare a questo artista che dipinge, esorcizzando i suoi demoni, chiedendo all’Arte – un istinto come respirare oppure correre, socchiudere gli occhi contro il sole – il sollievo da un dolore terrificante, dall’annientamento.

Ho pensato spesso a Egon, all’uomo raffigurato su quel quadro, alla donna che protegge fra le sue gambe e a quel bambino mai nato, e che pure esiste, sulla tela. Al potere del’Arte, alla forza dell’uomo che in un certo senso sconfigge il tempo e la morte.

36786469_10216420775974409_8109118406281658368_nSono tornata altre volte, a Vienna. L’ultima, stavo già scrivendo la mia storia – che è in realtà la storia di quell’uomo – e ho avuto la fortuna di poter salire le scale del palazzo in cui si trovava il suo ultimo atelier (proprio lì, all’ultimo piano, dove si vede l’enorme vetrata ad arco). Ci sono entrata per caso, di trafugo (ora è un edificio privato e il vecchio atelier un appartamento). E la mia salita si è fermata alla porta chiusa, dietro cui una volta lavorava lui, orgoglioso dell’elettricità che era riuscito a portare. C’erano i suoi quadri. La sua storia con Wally, la giovanissima 

73118_pplmodella e amante. E, proprio di fronte, in una casa gemella, con la stessa enorme finestra ad arco, l’appartamento della futura moglie, Edith.

Quella storia è diventata un libro e io sono orgogliosa e infinitamente grata di rivedere quel quadro accanto al titolo che porta.

Non so se sia il segno di qualcosa – a me piace pensare di sì – ma mi capita spesso di interessarmi a figure del passato che poi, in qualche modo, trovo siano collegate fra loro e che, per un qualche incomprensibile caso, condividono un insignificante, 

Le ragazze con le calze grigiepiccolissimo dettaglio, lieve come polvere di stelle, con me. Edith Harms morì il 28 ottobre. È il giorno in cui sono nata io.

Le ragazze con le calze grigie uscirà in libreria il 12 luglio. Un immenso ringraziamento va alla squadra di Arkadia Editore, che ha creduto in questo progetto, iniziato con La Medusa.

Sono passati molti anni, ma la passione che sento non è stata scalfita di una sola goccia.

Infinitamente grata di poter dare voce alle mie storie. Di aprire quelle porte, che altrimenti resterebbero chiuse, come di vecchi atelier quasi dimenticati dal tempo.

Scatta, condividi e vinci!

Prende il via oggi, grazie al blog A tavola coi libri, una bellissima iniziativa!

Vuoi vincere una copia di Lontano da te, con l’esclusivo segnalibro firmato dalla fotografa Katerina Plotnikova e una dedica personalizzata? Non è mai stato così semplice e divertente.

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L’Ophelia di Millais, così come tutta l’arte preraffaellita, ha influenzato e continua a influenzare tutte le Arti, dalla fotografia al cinema, alla moda. Chissà quante volte ti sarà capitato di scattare una fotografia degna di Rossetti o di Waterhouse senza neppure saperlo!

Paesaggi solari o ventosi, vestigia medievali, fiori, donne dai lunghi capelli rossi, come Lizzie Siddal, o scurissimi come Jane Burden, sua odiata rivale. Ti diamo alcuni esempi, ora tocca a te, seguire le orme di Sofia e lasciare sfogo alla tua creatività!

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Fino a lunedì, 14 agosto, condividi la tua foto su Instagram, usando solo ed esclusivamente gli hashtag #lontanodate #rominacasagrande. Tutti gli scatti verranno pubblicati sul sito e quelli che troveremo più in linea con la poetica preraffaellita faranno vincere al loro autore/alla loro autrice una copia del libro.

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In bocca al lupo… Non vediamo l’ora di scoprire la nuova Lizzie!!! 

 

 

 

 

Verso il B&B Peonia. La Toscana di Lontano da te.

Toscana!

Tornare in Toscana è un po’ come incontrare di nuovo Sofia, Bianca e tutti gli ospiti del B&B Peonia.20180196_10213379409662152_439543130_o.png Il calore di una festa. Un’altra casa, una casa che ho scelto e dai contorni sfumati, come i paesaggi che imprimiamo nel cuore e carichiamo di sensazioni fino a deformarli sotto una nuova luce, arida e violenta, simile a quella che batte questa terra.

Sono colori, profumi e suoni molto diversi dal livore della roccia e del ghiaccio, dalle foreste bagnate di muschio e dall’odore di resina, dalle quali provengo.

 

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Verso Cala Violina

Il primo suono che mi colpisce violento e insistente è il frinire delle cicale, che si fa assordante fra i rami della pineta che scende fino al mare. È il canto, il richiamo di corteggiamento dei maschi – di questi insetti che senti tutt’intorno, senza vederli mai – che ti avvolge, ti stringe nella sua eco.
Le larve iniziano la loro vita sotterranea. Sotto la terra, che le protegge e le nutre, possono restare anche per anni. Poi, dopo tanto tempo di sonno e oscurità, emergono tutte insieme dal suolo. Contemporaneamente, quasi un misterioso orologio biologico le aiutasse a contare gli anni e i giorni.

Associo sempre questo canto incessante alla memoria che torna, ai ricordi che riemergono, tutti insieme, risvegliati da un profumo, da un luogo oppure da un semplice dettaglio.

Il B&B Peonia è proprio questo: il luogo magico, in cui i ricordi tornano, pretendendo ascolto.20138241_10213367154715786_1617993636_o.jpg

Ma la Toscana è una terra magica di suo.

Il vento, che si insinua fra le rocce e soffia sui campi di grano, suggerisce respiri antichi e leggende di caccia mostruosa, amori proibiti, streghe come quelle che si aggirano per l’etrusca Volterra,

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Volterra

di sprovveduti trasformati in bestie dal potere oscuro dello zolfo e che spaventano i bagnanti che si dilunghino nelle acque calde delle piscine naturali di Saturnia, di tesori nascosti da principesse spagnole nelle torri di città di mare come Porto Santo Stefano e amanti sfortunati.

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San Gimignano
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Miss Clippy alle porte di Castello Strozzavolpe

 

 

 

Castello Strozzavolpe, conosciuto nell’antichità come Scoriavolpe, è uno di questi luoghi magici e fa da cornice a una delle scene descritte in Lontano da te, l’incontro tra Stefano e Lydia.
Maniero di novecento, forse mille anni, è arroccato in posizione strategica, sulle colline dei dintorni senesi. Si dice che Bonifacio di Canossa, suo probabile fondatore, fosse stato messo a dura prova da una volpe, capace di atterrire e mettere in fuga anche i più prodi dei cavalieri. Enorme e terrificante, la bestia sembrava imprendibile. Fino a quando Bonifacio la ingannò, allettandola con una lepre viva legata a un albero.
La cattura dell’animale non sembrò bastare all’astrologo personale, che  fece una predizione: il castello sarebbe rimasto in piedi tanto quanto il corpo della volpe stessa.
Ma Bonifacio non era uomo da arrendersi facilmente o sottomettersi al volere degli astri e così…

Il seguito Stefano lo racconta a Lydia, ma quello che succede dopo, metterà a dura prova entrambi. E non si tratta soltanto della leggenda della volpe diabolica o delle voci che si inseguono nella notte giocando con il vento e che forse appartengono agli spiriti dei due amanti che vennero murati vivi nella torre del castello.

Sono proprio i ricordi, invece, è proprio l’oscurità che ci portiamo dentro, ad atterrirci più di qualunque mostro.

Ma ogni notte è seguita da un’alba luminosa. Che arriva, sempre!20273802_10213436869858621_1920510244_o

Qui in Toscana ha il profumo dell’oleandro e la dolcezza del grano.

 

 

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Quasi due mesi…

A poco meno di due mesi dall’uscita di Lontano da te, riprendo tutti gli scatti che mi ricordano i passi fatti insieme!

Come ringraziare tutte le persone che hanno creduto in questa storia, i lettori che la stanno leggendo, chi decide di trascorrere un po’ del proprio tempo con gli ospiti del B&B Peonia e dedica loro bellissime parole…

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Isabella, Max, Daniel, Oli, grazie anche a voi che date cuore, musica e voce a quello che scrivo. A Heike, splendida artista con cui sono iniziate collaborazioni importanti. A Stefano e alla sua gentilezza.

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A tutti i librai e ai bibliotecari che mi accolgono con calore… faccio tesoro delle nostre chiacchierate!

Agli amici di Lettera 7.

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Grazie a chi ospiterà Lontano da te e sta preparando con entusiasmo nuove presentazioni, nuove occasioni per condividere storie!

 

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Non soltanto Lizzie…

 

 

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Uno degli aspetti più trasgressivi e potenti dell’estetica preraffaellita e dell’essenza stessa del gruppo, capeggiato da Dante Gabriel Rossetti, furono senza alcun dubbio le donne che gravitarono attorno agli artisti. Modelle, muse, amanti, mogli, nessuna di loro ebbe una vita noiosa o relegata ad angelo del focolare come avrebbe invece voluto la morale vittoriana.
Via i corsetti! Sostituiti da tuniche larghe e più comode, antesignane dei tuniconi di Klimt disegnati dalla compagna di una vita (e che Klimt si guardò bene dallo sposare), Emilie Floege, più nota per essere la modella raffigurata nel dipinto forse più famoso del pittore viennese, Il bacio.

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John William Waterhouse

Impegnate sulla scena politica, come la bellissima Georgie McDonald, che sposò Burne-Jones, ma intrecciò una complicata relazione platonica con il collega del marito, Millais, o interessate all’Arte fino a diventarne protagoniste, come Elizabeth Siddal, a sua volta pittrice -incoraggiata da Rossetti- e poetessa, le donne del gruppo non si limitarono di certo al passivo ruolo della modella. E anche quando lo fecero, posando per quelli che in molti casi divennero poi mariti o semplici amanti, riuscirono a cambiare un’epoca, scandalizzando con le loro pose nude, come quelle della statuaria Maria Zambaco che proprio con Burne-Jones visse una chiacchierata relazione.

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Sir Edward Burne-Jones

In un vortice di tradimenti e passioni più o meno platoniche, le muse dei Preraffaelliti animarono non poco la vita del gruppo.

Effie Gray, sposa giovanissima del mecenate John Ruskin, trascinerà il marito al centro di uno scandalo che culminerà con l’annullamento del matrimonio per l’impotenza di lui e le nozze di lei con Millais.

La sorte non arriderà sempre al coraggio e alla forza di queste protagoniste dal carattere passionale.
Elizabeth Siddal morirà suicida, provata dai tradimenti di Rossetti, dagli aborti spontanei e dalla sua dipendenza dal laudano.

Di recente è stata data risoluzione al mistero sugli ultimi giorni della giunonica e solare Fanny Cornforth, la modella che sostituì Lizzie nel cuore di Rossetti, occupando la casa e il letto che erano stati della sfortunata musa del leader carismatico del gruppo. Dimenticata da tutti trascorse la fine in un ospedale psichiatrico del Sussex, afflitta dalla povertà e dalla demenza.

19720364_10213232767836198_540088129_o.pngLa loro forza continua tuttavia a permeare di sé l’arte, la fotografia, il cinema e la moda, che vantano debiti profondi e spesso evidenti nei confronti non soltanto dell’estetica preraffaellita e dell’utopia della bellezza inseguita dai seguaci di Rossetti.

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Vogue riprende i dipinti di Rossetti

Resta in nuce un concetto di femminilità che non rinuncia a nulla di sé e non scende a compromessi.

 

Libera, trasgressiva nel suo ritornare alla purezza della semplicità insofferenze a qualsiasi infrastruttura, etichetta, stigmate.

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Anche l’estetica del movimento hippie deve molto alle muse di Rossetti e Millais

 

 

A loro si ispira una delle figure femminili che in Lontano da te accompagnano, in un gioco di riflessi di specchi, la storia di Lizzie e Rossetti. Si tratta di Lydia, il personaggio forse più controverso e misterioso, che poco racconta di sé. Come un bel quadro voltato di spalle, che induce a inventarsi un volto, Lydia entra nella narrazione da protagonista inconsapevole, motore indiretto dell’azione. Rappresenta la figura che permette ad altri di riconoscere se stessi, in un viaggio dentro le proprie paure, i propri desideri. Nel confronto con una bellezza ideale – destinata a restare fredda e lontana – che ricorda gli ultimi, splendidi ritratti di Rossetti, svuotati del calore di un amore imperfetto e per questo più concreto e reale. Quello per Lizzie.

Musica!

“Sofia staccò la penna dal diario e restò a fissare il quadro di John Everett Millais, Ophelia. Le sale  della Tate cominciavano a svuotarsi. Turisti e signori eleganti sfumavano senza far rumore, sulle note dei Radiohead che si rincorrevano nelle cuffiette del suo iPod. Socchiuse il diario. Ma non si alzò.”

In Lontano da te si fa spesso riferimento alla musica e si citano alcune canzoni, importanti per sottolineare un momento, un’emozione o, più semplicemente, per avvicinare alcuni personaggi.19551544_10213131220297573_1170074650_o.png

Penso che la musica sia un veicolo eccezionale. Trasmette sensazioni e crea atmosfere con grande immediatezza, rende più facile passare attraverso i colori di una storia e i suoi differenti ritmi.19551703_10213131220177570_1013211487_o.png

Sono le canzoni che accompagnano la scrittura o l’ideazione di una scena.

Moses e il suo Frank Sinatra, la spiaggia di Bianca, Sofia e Luca sulle note di Follow the Sun, i Nirvana che accompagnano Sofia nella notte che la inghiottirà insieme con i suoi incubi… insomma, anche Lontano da te ha la sua colonna sonora!

https://www.youtube.com/watch?v=Xn5TgdH4GEU Comme un garçon, Sylvie Vartan
https://www.youtube.com/watch?v=FefLFnjqm_0 I’ve got you under my skin, Frank Sinatra

https://www.youtube.com/watch?v=tgIqecROs5M Sail, Awolnation
https://www.youtube.com/watch?v=lZiNtbgm9oM Creep, Radiohead

19551666_10213131202497128_1029966501_o.pnghttps://www.youtube.com/watch?v=hTWKbfoikeg Nirvana, Smells like teen spirit
https://www.youtube.com/watch?v=O3dWBLoU–E Hole, Celebrity Skin

https://www.youtube.com/watch?v=0E1bNmyPWww Follow the sun, Xavier Rudd

E poi c’è la canzone che accompagna l’intera storia, dal primo all’ultimo capitolo (qui)!

Buon ascolto!

 

Tempo di mare…Cala Violina!

Lontano da te continua il suo tour tra biblioteche e librerie in un’estate che a Merano, la mia piccola città fra le montagne, sfiora i 35 gradi! Appena sarò riuscita a mettere ordine tra le fotografie, ne posterò alcune. Anche se il mio rapporto con le foto è pessimo… Forse per questo, per una sorta di legge del contrappasso, la protagonista del mio libro è una fotografa!

Intanto è, sempre più, tempo di mare e di sabbia chiara, come quella di Cala Violina. Si dice che la fine sabbia di quarzo emetta un suono come di violini, quando ci si cammina sopra.

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Cala Violina, suggestione mediterranea nella Maremma grossetana.

Il mare cancella le orme, ma alcuni ricordi restano per sempre, in un angolino della nostra mente, anche quando cerchiamo con tutta la nostra forza di non ascoltarli, di fingere non siano reali.

Credo che ognuno di noi porti un po’ di quella sabbia dentro le tasche. Quando diventa troppo pesante e rallenta il nostro passo, per fare ordine occorre allora un amico ingenuo e caparbio come Stefano, dai capelli scompigliati e la pelle bruciata dal vento. Un amico che parla troppo e che molte volte vorremmo seppellire, ma di cui non possiamo fare a meno. 

 

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«Una giornata perfetta per la spiaggia» si intromise Stefano. Lydia si voltò distrattamente verso la voce. «Cala Violina, per esempio.»
La macchina di Sofia, lanciata a scattare fotografie in sequenza, si fermò di colpo. Stefano se ne accorse.
«La sabbia è bianca e finissima e quando ci cammini a piedi nudi fa un suono come di violino», proseguì. «È un posto molto romantico.» Un posto romantico, a cui Bianca non voleva avvicinarsi. Quasi la sabbia fosse infuocata e il mare pieno di squali. Aveva scoperto il terrore nei suoi occhi quando le aveva proposto una gita laggiù. E poi si era infuriata con lui. Qualunque cosa fosse successa a Cala Violina era un ricordo che Bianca voleva dimenticare.    19369242_10213056034857984_1202385758_o.png

Da Lontano da te

 

Io, a Stefano, sono molto affezionata. Anche Bianca, credo… 😉